Reynisfjara

è una pioggia gelida, fine ma fastidiosa, a farsi strada attraverso la poca neve rimasta ai margini del sentiero e che, a macchie, copre il grigio ambrato delle brughiere.

Solo nei pressi della costa -sabbiosa- , appena fuori dalla portata delle onde, una sottile striscia di neve bagnata – una candida fanghiglia bianca, a tratti trasparente- sembra intenzionata a resistere.

Reynisfjara, questo il nome della spiaggia, è, come previsto, deserta: non vi è alcuna impronta sulla sabbia scura e l’unico suono, che si fa ora via via più forte, è quello delle onde che si infrangono sulle alte scogliere nere di basalto.

Disseminato sulla sabbia scura, poi, un banco di piccoli pesci argentati, trascinato a terra dalle onde, si agita nella luce biancastra del tramonto.

Io, siedo in angolo relativamente protetto della spiaggia: è una umida giornata di fine inverno ed il sole tramonterà a breve; i colori della brughiera scompariranno con lui dietro l’orizzonte e tutto virerà, allora, verso il grigio: solo la sabbia scura, con la quale i miei abiti neri vanno ora confondendosi, manterrà il suo perpetuo (non)colore.

Vik, la mia stanza e una doccia calda sono a qualche chilometro da qui, ma l’attesa non pesa: mi sdraio sulla sabbia bagnata che pare, per un istante, volersi ritrarre. Cede sotto il peso del mio corpo che, stanco, sprofonda.

L’acqua arriva, in qualche occasione, a sfiorare la punta degli scarponi. Sembra poi che qualche sprazzo, gelido, mi cada sul volto, ma mi sbaglio: è acqua dolce, fresca.

Riprende a nevicare: è una neve pesante e silenziosa, fitta.

Nevica, sempre di più: è la rivincita del bianco che va, ora, riprendendosi il paesaggio sottrattogli: un’eroica, ultima avanzata prima dell’arrivo delle piogge primaverili.

Si fanno bianche anche le alte scogliere mentre la neve copre quel cimitero di piccoli pesci argentati che smettono, ora, di agitarsi.


Resto lì, sdraiato, semi-coperto dalla neve; la mia sagoma scura sulla sabbia è l’ultima linea di una, fragile, resistenza.

Mi lascio la spiaggia alle spalle, la strada verso casa è ancora lunga e la sabbia, bagnata, rallenta i miei passi.

Reynisfjara – la spiaggia nera – è ora tinta di bianco.

Iceland - m. Eleonora Monguzzi
Iceland, Eleonora Monguzzi Olio ed Acquerello su carta, 2018 eleonoramonguzzi.altervista.org

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