Ostacoli insormontabili:

Esiste, all’interno di quell’universo complesso che chiamiamo “mitologia nordica”, un filone di miti che, in un eccesso di semplificazione, potremmo definire “secondari”: questi tendono a svolgersi in un tempo imprecisato, in parallelo – a volte con leggere sovrapposizioni, talvolta contraddittorie – al filone principale che va, idealmente, dagli eventi della morte di Baldr alla prigionia di Loki ed, infine, al Ragnarok.

All’interno poi di questo “filone parallelo” esiste poi, a sua volta, una serie di miti ambientati durante alcuni,non meglio precisati, viaggi degli dei: queste peregrinazioni, i cui scopi non sono che vagamente accennati, trovano spesso collocazione in luoghi misteriosi, remoti, e dei quali spesso non viene fornita che una descrizione sommaria – si dice spesso, parlando di Thor, che questo andasse in un non meglio precisato “Oriente” – la quale contribuisce, in parte, ad amplificarne il fascino.

Sono questi “viaggi di lavoro”, cui protagonista è, di frequente, la triade Odino-Loki-Thor, ad offrire spesso spunto per brevi racconti in cui la componente religiosa, se presente in origine, finisce per cedere il passo a profonde riflessioni circa il vissuto quotidiano.

In uno di questi racconti, Thor, Loki e Thjalfi, giovane scudiero del dio del tuono, dopo essersi fermati a riposare in una caverna, scoprono che questa altro non è che il guanto del gigante Skrymir: quest’ultimo, riconoscendo il possente Thor, si offre di condurli a destinazione.

Durante il viaggio, non erano certo mancati gli screzi tra i due: era capitato, ad esempio, che il gigante, dopo aver cinto il sacco delle provviste con uno stretto nodo,  si fosse addormentato così profondamente che, nonostante i tentativi di Thor di svegliarlo ( che pure lo aveva colpito, per ben tre volte, con il suo  martello) questi aveva continuato a dormire, scambiando i potenti fendenti del dio del tuono per dei semplici fastidi.

Il trio – e Skrymir – era poi giunto nei pressi di una immensa fortezza dove il gigante aveva avuto modo di introdurli li al Re noto con il nome di Utgarda-Loki (il fatto che il nome significhi “Loki del recinto esterno” potrebbe suggerire che, in una qualche variante precedente del mito, questa figura fosse proprio Loki, ma non è questa la sede per discuterne) il quale non si era certo lasciato sfuggire quella rara occasione di mettere alla prova la leggendaria forza del Dio del Tuono: Thor, Loki e, suo malgrado, Thjalfi avrebbero dovuto quindi affrontare una serie di sfide.

Loki, che spesso si era vantato di essere il più veloce nel mangiare, era stato invitato a battersi con uno degli uomini lì presenti, un tale Logi: nonostante la gara si fosse conclusa in parità ed entrambi avessero mangiato la stessa quantità di cibo, era stato fatto notare che Logi, a differenza di Loki, aveva divorato anche le ossa e venne pertanto dichiarato vincitore.

Thjalfi, corridore eccezionalmente veloce, era stato invece sfidato ad una gara di corsa: suo avversario era il velocissimo Hugi, che si era dimostrato ben più veloce del giovane che, al terzo tentativo, aveva dovuto dichiararsi sconfitto.

Giunto poi il turno di Thor, Utgarda-Loki lo aveva sfidato a vuotare, in un sol sorso, un grosso corno ricolmo d’acqua: dopo tre tentativi, Thor era stato costretto ad arrendersi con il corno ancora pieno.

Il Dio del Tuono aveva quindi chiesto una rivincita così che il gigante lo aveva sfidato, nel tentativo di umiliarlo ulteriormente, a sollevare il suo gatto: Thor, pur impegnandosi al limite delle sue forze, era riuscito a sollevarne solo una zampa.

Furioso, aveva chiesto di poter lottare contro uno qualsiasi dei presenti: per lo scopo era stata scelta un’anziana signora, la quale però, nonostante le apparenze, era riuscita a resistergli con relativa facilità.

Utgarda-Loki, deluso, aveva quindi decretato la fine dei giochi: il giorno successivo, all’alba, i suoi ospiti avrebbero dovuto lasciare il castello.

Solo alla fine viene rivelato l’intento, chiaramente pedagogico della storia:

Thor, svegliatosi di buon ora e, in compagnia di Loki e Thjalfi, si appresta a lasciare la fortezza quando venne raggiunto da Skrymir.

È proprio quest’ultimo, sebbene in alcune versioni del mito la sua figura si sovrapponga a quella del Re, Utgarda-Loki,  a rivelare al trio l’inganno – o meglio, la serie di inganni – di cui sono stati vittima: i primi fendenti di Thor avrebbero certamente ucciso il gigante se questi non si fosse protetto dietro ad una montagna, resa invisibile per mezzo di una potente magia.

Loki, poi, aveva, inconsapevolmente, gareggiato contro il fuoco, che tutto divora.

Quanto a Thjalfi, il suo avversario era stato il pensiero, velocissimo.

Si rivolge infine a Thor, i cui occhi stanno già bruciando di rabbia: il corno dal quale avrebbe dovuto bere conteneva l’oceano intero, ma egli era stato comunque in grado di abbassarne notevolmente il livello; il gatto era anch’esso frutto di un inganno: altri non era che il grosso serpente che cingeva il mondo e Thor era riuscito a sollevarlo fino a fargli toccare il cielo.

Quanto alla anziana signora, che tanto aveva resistito ai suoi colpi, il suo nome era Elli, la vecchiaia, che tutto dissolve.

A quel punto, Skrymir li saluta per l’ultima volta – sarebbe infatti poco prudente ora, una volta saggiato la loro reale potenza, permettere loro di tornare – : Thor solleva il suo martello pronto a colpire, ma il resto, i giganti e la fortezza, sono già spariti nel nulla.

Thor, Loki e Thjalfi fanno ora ritorno verso Asgard, ciascuno solo con i propri pensieri.

Il mito in sè non è altro che un pro-memoria: ci ricorda, come se non ve ne fossero già abbastanza esempi in altre narrazioni, che nemmeno gli dei sono eterni e che, anche loro, hanno dei limiti.

Ed è proprio in quel mondo esterno, che pare disegnato apposta per loro, -il termine disegnato non è casuale, si tratta di un universo dai contorni fiabeschi in cui le cose “appaiono”, quasi visivamente, basti pensare al gigante Skrymir, così grande che il suo guanto viene confuso per una profonda caverna, o la fortezza, le cui proporzioni, alla luce di questo fatto, possiamo ben immaginare – che gli dei del Nord si trovano, ancora una volta, a dover affrontare l’ombra della loro mortalità in un complesso gioco di figure e prefigurazioni, ma questa è, ovviamente, un’altra storia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...